Siamo tornati in ostello ancora straniti e non riuscendo a dormire, dopo un paio d'ore, alle prime luci dell'alba siamo usciti per esplorare il posto, il nostro obiettivo era andare a visitare l'Opera house. ovviamente siamo andati a finire a da tutt'altra parte...Così, durante il nostro vagare, una delle signore che faceva jogging vedendoci un po' in crisi ci ha sorriso, ci ha chiesto se avessimo avuto bisogno di aiuto e se ci fossimo persi. Avete presente quei contesti da pubblicità Barilla? Tutti felici che si aiutano l'un l'altro? Ecco ci eravamo finiti in mezzo! La cosa ci faceva pensare che ci fossero un paio di spiegazioni: il complotto stile X-Files, oppure che il jet leg ci facesse immaginare cose che non esistono.
Dopo questo simpatico e particolare incontro siamo capitati, andando un po' a caso e seguendo in parte le indicazioni della signora che faceva jogging, all'Hyde park: uno spettacolo: prati perfetti e intonsi senza spazzatura da nessuna parte, una figata! Mentre camminavamo è spuntato un campo da calcio con un prato così bello che abbiamo voluto fotografare, ed è stato in quel momento che abbiamo incontrato Piero, un uomo sulla settantina, con modi eleganti da baronetto inglese, che ci ha fermati dopo aver capito che eravamo italiani. La situazione è iniziata ad essere piuttosto imbarazzante quando, dopo alcuni convenevoli, Piero si è offerto con entusiasmo di accompagnarci a fare un giro nella city, e ancor più imbarazzante quando si è offerto di chiamare alcuni suoi conoscenti per aiutarci a trovare lavoro, ma l'apoteosi si è raggiunta quando ci ha invitato a casa sua, un appartamento superlussominchiasticazzi, al 35° piano del grattacelo adiacente alla Sydney Tower ( il “pomparuolo”).
Si apre l'ascensore, premi 35, sali, incontri uno degli uomini più ricchi d'Australia amico e vicino di casa di Piero appassionato di cavalli ai quali dà i nomi di città Italiane, entri nell'appartamento e davanti a te si estende uno spettacolo indimenticabile fatto di grattaceli tetti strade monumenti cielo immenso e verde tutt'intorno. Davvero una vista incredibile.
Oramai ci eravamo abbandonati all'idea di non essere in realtà sopravvissuti al volo.
Piero nel frattempo telefonava ai suoi amici per trovarci un'occupazione. “Perchè ci aiuta?” Una domanda che per il momento non volevamo porci. Poche ore dopo Riccardo evidentemente il preferito da Piero, parlava già con la padrona di un fast food italiano che cercava un cuoco, e che gli ha offerto subito il lavoro.
Abbiamo portato Piero a vedere la nostra modesta stanza nel nostro decadente ostello, e dopo aver messo i nostri soldi in cassaforte e aver pagato $168 a testa alla, finalmente presente, proprietaria per la nostra permanenza, ce ne siamo andati.
Accompagnato Piero a casa ci siamo diretti verso Darling Harbour, sotto i suoi consigli e le inidicazioni stradali. Orientarsi da quelle parti è facile, basta tenere d'occhio il Pompacitrone, la Sydney Tower. Conosciuta anche come l'asta del porcodione con asta(questa è per pochi).
A Darling Harbour fai il ponte arrivi alla fine e ti giri e capisci che un panorama mozzafiato non è un' esclusiva di madre natura.
La vista è incredibile sotto un sole raggiante e una brezza rinfrescante che veniva dal mare. C'era molto da camminare ma ne valeva la pena perciò ci siamo seduti a sentire del buon Jazz-Blues suonato da una band di Militari corredati di occhiali da sole, sax, trombe, chitarra, batteria e con soldato Jane alla voce. Ora era tutto davvero troppo. Ma direttamente dagli anni '30 spunta Il capo(clicca qui per vedere il video)un anziano e arzillo vecchietto che, chiaramente sotto gli effetti dell'alcool, si è esibito sotto gli occhi divertiti di un centinaio di persone in una danza tutta personale, prontamente immortalata.
Convinti a lasciare il Darling Harbour, visto che eravamo ancora arzilli e freschi come rose, invece di andare a fare un pisolino abbiamo deciso di andare finalmente a vedere l'opera house.
Le possibilità erano due: 1) prendere una comodissima navetta che ci avrebbe portato all'obiettivo in pochi minuti e regalandoci forse uno tra i più belli spettacoli al mondo oppure 2) andare a piedi mettendo in conto un bel pezzo di strada senza contare di poterci perdere (come al solito)
Ovviamente la nostra scelta è stata la seconda...
Ormai mutati in zombie abbiamo affrontato il cammino con tranquillità e senza preoccuparci delle distanze, la sfacchinata ci ha però ripagato con una splendida vista: l'opera house.
E l'harbour bridge.
Ridotti a degli avanzi d'uomo abbiamo iniziato il nostro viaggio verso l'ostello prendendo l'insana decisione di avventurarci nel Royal Botanic garden dove ci siamo ovviamente persi. Come siamo arrivati all'ostello è ancora oggi un mistero del quale sentirete certamente parlare in una trasmissione come “Voyager”:magia? Illusionismo? Paranormale?Oppure ho pisciato nel frigorifero?
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